Storia della Meditazione

Prendendo un dizionario vi troviamo interessanti perifrasi che si sposano benissimo con le definizioni antiche di Meditare: - Ricercare la Verità ed il Senso di qualcosa - Praticare concretamente la propria Filosofia di Vita - Lo “stare” in se stessi, un verbo sempre attivo che utilizzò anche Dio secondo le scritture presentandosi a Mosè: “Io sono Colui che è” Meditare è innanzitutto ritrovare il proprio stato d’essere e quindi di Consapevolezza. “Io voglio semplicemente che tu sia te stesso, con una profonda autostima, con la dignità ed umiltà di sapere che l’esistenza ha bisogno di te. Solo allora potrai iniziare a ricercare te stesso. Meditare significa ritornare al tuo centro e trovare il tuo volto originale.” scriveva Osho. Con il termine meditazione noi Occidentali abbiamo da sempre inteso un riflettere e talvolta erroneamente un pensare addirittura, o uno stato di estasi che si raggiunge rimanendo seduti a gambe incrociate (tipica immagine derivante dalla cultura Orientale). Ma il termine Meditazione non è stato mai tradotto in sanscrito, per lo meno in questi termini, e perciò mai scisso come pratica a se stante rispetto alla disciplina yogica e\o dinamica che mette in moto il corpo fisico prima di tutto e che ritroviamo fondamentale per mantenere una posizione comoda per molto tempo. Questo perché la nostra traduzione è stata coniata nel XIII secolo dalla cultura Benedettina che viveva la tecnica meditativa come una parte essenziale della propria pratica religiosa volta alla pura ricerca di Dio in isolamento completo. Meditare diventò quindi una condizione esistenziale ed un modo per GUARIRE (“Mederi” la sua radice infatti è la stessa di “Medicina”) ed aiutare se stessi e gli altri. In sanscrito abbiamo invece il termine “Dhyana”, meditazione\contemplazione profonda, che nulla ha a che fare con il significato che gli abbiamo dato più comunemente e successivamente, né una forma di rimuginazione interiore, bensì uno stato di coerente lucidità in cui accorgersi di essere completamente fusi con ciò che ci circonda, uno stato nel quale non esiste più un oggetto ed un soggetto e che non è detto sia raggiunto esclusivamente durante una sessione pratica, seduti a gambe incrociate.

Allora perché così tante tecniche di Meditazione? Perché quando la Mente viene posta sotto controllo essa pian piano, diviene un cristallo e smette di riflettere in maniera distorta e soggettiva colui che percepisce, ciò che viene percepito e l’Ente che percepisce. Meditare è allenarsi a far cessare le fluttuazioni della Mente ordinaria e caotica ed in questo cammino ognuno trova il suo modus operandi congeniale.

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