Corpo, Mente, Emozioni

Aggiornato il: feb 23

☉ My Mind

My Body

And I

All live in one Place

But it feels like we are three completely different people ☉

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Disconnected - @rupikaur_

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Forse il più grande dono fatto dalla Creazione all'Uomo è quello di sentirsi disconnesso. Di non capirsi a tratti o per tutta la vita.

Perché attraverso il suo perenne sentirsi diviso può giungere a Sé Stesso.

Sono lontani i tempi del mantra di Delfi che recitavano "Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l'universo e gli dei". Questa parte di Oracolo sin dai miei 16 anni mi ha travolto, appassionato e mi ha messo in Ricerca. Di chi? Di cosa? Non aveva e non ha importanza. Siamo tutti in Ricerca costante, forse anche di quella unione, individualità immersa in un milione di sfaccettature.

Per me lo Yoga è stato questo. Non proprio amore a prima vista, ma grado di necessità, nel quale la mia autoguarigione giocava un ruolo essenziale per andare avanti, per sopravvivere.

Soltanto non molti anni dopo ho intuito fosse il vestito che meglio indossassi. E di lì in poi ne è nata l'etichetta di "Insegnante di Yoga".

Oggi sono qui a parlarvi di etichette, proprio per questo. Di definizioni, di distinzioni, di ruoli, di una miriade di manifestazioni.


Mi sono interrogata innumerevoli volte sul perché alcuni contenuti interculturali nativi del Buddhismo o delle antiche religioni orientali fossero così irremovibili sul dover distruggere e destrutturare l'Ego (manifestazione dell'Io , del Carattere e della Personalità mutevole) e le Aspettative (poiché tutto è transitorio). Mi chiedevo : se ci è stato dato un Corpo, una Mente, Emozioni e un Io che caratterizzano chi siamo e sono quasi inscindibili da questa nostra persona incarnata (anima), perché lottarci per una vita intera? Perché tentare di sradicare tutto ciò impiegando sacrifici e sofferenze pur di bypassare queste fortissime strutture presenti in noi? Ogni percorso spirituale al mondo contiene queste Strade a parer mio tradotte male : ci ricordano molto il canone cristiano ortodosso della fustigazione del corpo che contiene il peccato originale. Ma perché dover far guerra a parti di sé? Perché semplicemente ne è stata fatta una traduzione sbagliata. Di certo l'identificazione con il mio Corpo, i miei Pensieri e le mie Emozioni non è corretto e sano poiché ci porta ad una visione della Realtà altamente compromessa e deformata. La Percezione appunto, che è molto diversa dalla Realtà in sé. Questa concezione è divisionale, settoriale e continua a portarci ad un punto di vista molto individualistico e poco interdipendente facendo sgorgare in noi quell'insano e brutto concetto occidentale che abbiamo di Ego e di Egoismo. Ma l'Ego è essenziale : dell'Ego fanno parte Corpo, Mente, Energia, Emozioni, Inconscio, tutte sfaccettature indispensabili per qualsiasi percorso spirituale o di consapevolezza. Dall'Ego e dunque da tutte queste strutture non si può prescindere e direi non si dovrebbe. L'Ego presenta i tratti principali di come dovremmo continuare ad evolverci e che genere di strada è più adatta ai nostri personali meccanismi samskarici (residui di incarnazioni precedenti). L'Ego è un indirizzo. Il lavoro perciò è saperlo conoscere e gestire : il work in progress di una esistenza intera. Le aspettative fanno parte di esso. Sono il nostro point of view che parte dal nostro background individuale, da come siamo vissuti, cosa ricordiamo, cosa abbiamo impresso nei nostri corpi (sottili). Partendo dal presupposto che sarebbe umanamente impossibile prescindere da esse (pensiamo soltanto che l'aspettativa più radicata ed ancestrale che abbiamo è quella di essere felici), possiamo però trascenderle. Con esse ci identifichiamo, esattamente come per il nostro Io, e finiamo per perderci nella miriade di prospettive di vita, di sofferenza e\o felicità terminando per far fare la guerra a più parti di noi, non comprendendo che quei "tutti" , quei "molti" siamo sempre Noi, in forme diverse. Parlarci al plurale è doveroso e rispettoso : noi siamo molti finchè non scopriamo che quei molti sono le varie facce di un unico diamante. E la nostra società basa tutti i suoi problemi odierni sui disturbi di personalità che spesso hanno radice in questa incomprensione. Cosa fare dunque ? Innanzitutto accettare che dentro di noi siamo in tanti, tutti che ricercano un Unicum, una fusione, un arrivare. Il passaggio successivo è la non identificazione: non siamo soltanto il lavoro che facciamo o il ruolo sociale che abbiamo. Non siamo soltanto le nostre malattie e ciò che si specchia ogni giorno. Non siamo il nostro passato ma neanche il nostro futuro. L'ultimo passo è lasciarci comodamente all'interno di chi abbiamo incarnato senza lotte, battaglie e tanti "dovrei", "devo". Siamo qui per Conoscerci e imparare ad Unirci.

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